Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella pagina “Informazione sui cookie”

Torre di Buccione

La Torre di Buccione faceva parte di un avamposto militare di vaste dimensioni di cui restano poche tracce, ed è situata sulla sommità di un colle (originariamente sede di attività estrattiva per la presenza di porfido, oggi ricoperto da un fitto bosco di castagno), ad un’altezza di 458 metri sul livello del mare, all’estremità sud orientale del lago d’Orta, al confine tra i territori di Orta San Giulio e Gozzano.

buccione1 

Origini e storia

L’origine del nome è da collegare proprio alla sua collocazione: questo deriva infatti da Buccione, la vicina frazione di Gozzano, mentre in antichità la fortezza era denominata “castrum Buzoni”.

Vi sono alcune controversie tra gli studiosi per quanto riguarda le prime edificazioni. Le fonti testimoniano di una originaria presenza di costruzioni in età preistorica, risalenti alla cultura di Golasecca (IX-VII sec. a.C.); la fortificazione risalirebbe ad epoca longobarda, costruita su fondamenta di epoca romana. L’ipotesi però più accreditata è quella che colloca la costruzione intorno alla fine del XII secolo (più in particolare tra il 1150 e il 1175) e la attribuisce alla committenza della famiglia dei Da Castello. La struttura era già in mano ai vescovi di Novara nel 1235, quando fu ordinato a due canonici di recarsi nei castelli di Gozzano, dell’Isola e anche di Buccione per custodirli e amministrare la giustizia.

La prima citazione del castello (e quindi della torre, una delle poche parti rimanenti ai nostri giorni) è del marzo dell’anno 1200, in un documento in cui il comune di Novara tratta con i signori da Castello di Crusinallo; secondo questo manoscritto i nobili si incontrarono con i consoli novaresi “in prato subtus castellum Buzoni”, per discutere alla presenza del vescovo Pietro IV una spartizione dei territori di influenza: ‘sotto il controllo del comune da Gozzano in giù, ai Da Castello il controllo del nord’. Il sito dell’incontro secondo gli studiosi è quindi identificabile con lo spazio posto sul crinale del colle antistante l’ingresso, delimitato poi dalla seconda cinta di mura.

Il monumento si presenta unitario in ogni sua parte, anche se una seconda cortina muraria è stata eretta successivamente alla prima costruzione, per inglobare una parte dello spazio pianeggiante lungo il crinale del colle.

buccione6

Terminato il dominio temporale del Vescovo di Novara intorno alla metà del XVIII secolo, cominciò la dominazione sabauda e la fortezza fu abbandonata. I restauri del 1838 furono resi necessari proprio dal degrado a cui andò incontro da quel momento in poi; e proprio in seguito a questi restauri fu posta sopra la porta un’iscrizione che recitava:

Costrutta secondo la tradizione nel tempo dei Longobardi

sedendo vescovo in Novara Onorato uomo generoso e forte

ristaurata nell’anno 1838

reggendo la provincia di Novara il Cavaliere Cagnone

regnando S.S.R.M Carlo Alberto.”

Quest’ultima iscrizione sembrerebbe attestare il falso storico secondo cui il castello, situato in un luogo già occupato nell’età del ferro, fosse stato costruito in epoca longobarda su una precedente fortificazione di epoca romana; ma lo storicoFara osserva che i Longobardi vennero in Italia nel 568 e che il vescovo morì circa sessant’anni prima. Inoltre, secondo lo studioso Angelo Marzi, emerge dagli ultimi scavi archeologici che le fondamenta sono costituite tutte dallo stesso tipo di pietra, e quindi non ci sono tracce di edifici precedenti. L'ipotesi dell'iscrizione viene dunque smentita.

buccione2

Descrizione e tipologia

La torre, alta 23 metri e a pianta quadrata, è composta da cinque piani con impalcati lignei e una cella merlata coperta. La cortina muraria, dotata di camminamenti, feritoie arciere, e merli, è sempre a pianta quadrata, mentre verso ovest si accedeva tramite un unico passaggio ad un secondo cortile più basso, cintato allo stesso modo, ma di pianta rettangolare. Esternamente sorgeva un piccolo edificio destinato al corpo di guardia, e sulla cima della torre era posta una campana. L’antica entrata, per funzioni di difesa, si trovava a 7 metri da terra e vi si accedeva tramite una scala rimovibile in caso di attacco; l’odierno ingresso ottocentesco si trova invece al piano terreno, luogo originariamente adibito a magazzino per i viveri. Al secondo e terzo piano erano situate due latrine, collegate attraverso una canna verticale ad un condotto fognario che scaricava nel bosco all’esterno della prima cinta di mura; la fogna quindi, oltre a essere un elemento importante e innovativo rispetto ad altri castelli piemontesi, dimostra la falsità della convinzione che gli scarichi delle latrine versassero le acque inquinando il suolo e l’aria nelle vicinanze della costruzione. In tempo di guerra venivano inoltre posti degli impalcati intermedi sostenuti da incastri di travi e mensole lignee, che servivano ad “armare” ulteriormente la fortezza. Un altro punto fondamentale per la difesa del castello era situato al di sopra del terzo piano, dove si trovava la cella con volta a crociera; questa era munita di una bertesca (costruzione lignea che sovrastava a sbalzo il portale di ingresso) da cui si proteggeva appunto l’entrata mediante il lancio di pietre, proiettili o fuoco, mentre non erano invece presenti fossati esterni.

buccione7

La tradizione vuole che la torre avesse funzione di torre di vedetta e segnalazione, poiché posta in una posizione strategica, permetteva di controllare tutto il territorio sottostante il colle, e in particolare la via Francisca che transitava ai piedi del colle seguendo forse il tracciato della via Settimia; ad accreditare l’ipotesi di questa sua funzione la campana, posta in cima alla torre, al cui suono era stato stabilito che tutti gli uomini validi accorressero in armi, in quanto segnale di pericolo. Quest’ultima (il cui ultimo esemplare venne fuso nel 1610) venne aggiunta in un secondo momento, intorno al XIV-XV secolo, e suonò il 4 novembre 1918 per la fine della Prima Guerra Mondiale; suonò poi ogni anno per la ricorrenza, fino a quando venne spostata nel giardino di Villa Bossi (municipio di Orta), allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. È stata infine riposizionata sulla torre nel 2005.              

Secondo gli studi di Angelo Marzi il castello di Buccione apparterrebbe invece alla tipologia delle strutture fortificate destinate all’esazione di pedaggi, che vennero definite dagli storici come “castelli di strada”. Generalmente questi castraerano posti nelle fasce pedemontane dove si aprono le valli e nei nodi dei percorsi di transito commerciale; la torre di Buccione quindi, sebbene in età medievale sia stata forse poco utilizzata, avrebbe avuto come compito principale la riscossione dei pedaggi sulla strada che collegava Gozzano e Bolzano con la Riviera di San Giulio. La stessa esazione potrebbe anche essere stata esercitata sul traffico per via d’acqua che faceva capo agli approdi del villaggio sottostante, e probabilmente il denaro dei pedaggi era custodito all’interno della torre.

buccione3

Stato di conservazione

Del castello originario sono rimasti intatti soltanto la torre e parte della cortina muraria, ma anche questi dopo numerosi restauri sono stati abbandonati negli ultimi anni alla vegetazione e ai danni causati dagli atti vandalici arrecati sempre recentemente alla torre. Infine i fulmini e un incendio divampato nel 1993 tra la boscaglia che circondava la costruzione peggiorarono la già grave situazione. Un miglioramento della situazione si è avuto con l’istituzione della riserva naturale speciale del Sacro Monte d’Orta, del Monte Mesma e del Colle della Torre di Buccione, che ha permesso di attuare un’azione di pulizia delle rovine dalla vegetazione infestante. Attualmente la torre si presenta stabile nelle fondamenta e fino a due terzi della sua altezza, mentre danneggiata e bisognosa di restauri è la cima, i cui problemi sono causati principalmente da lacune e conci o pietre mancanti. La cinta muraria infine necessita di interventi perché infestata dalla vegetazione, la quale però è talmente radicata alla muratura da far temere che una sua rimozione potrebbe comprometterne la stabilità.

buccione8

Cenni letterari

Intorno alla torre e alla sua storia sono nate nel tempo alcune leggende popolari. Si ricorda la leggenda secondo la qualeMaria Canavesa, eroica vedova cusiana, fu uccisa sulla torre con il figlio mentre suonava a martello la campana (segnale, come già detto, di imminente pericolo) per annunciare alle milizie rivierasche l’arrivo di Cesare Maggi, che aveva invaso la riviera nel 1529 sotto comando di Carlo V. Anche Ludwig von Welden citò la torre nella sua "Descrizione della Riviera d’Orta" (1782-1853); quest’ultimo, viaggiatore europeo, durante il suo “grand tour” visitò il territorio cusiano e, parlando della torre, scrisse nella sua relazione: “… qui è quella torre così antica, che si chiama Torre di Bissone: una volta esisteva una scolta notte e giorno e v’era una campana che veniva suonata onde chiamare gli abitanti a storma […] io tenni fisso lo sguardo nella oscura muraglia del castello, e pareami vedere le guardie, e udire il fragore di quella campana…”

buccione4

Fonti

www.lagodorta.net

www.100castellinovara.it

Angelo Fara, La riviera di S.Giulio Orta e Gozzano, Novara, 1861.

Borzini, Salvini, Valeggia, Lago d’Orta; Itinerari tra arte, storia e natura (Tipolitografia T.L.S. - Comignago, No)

buccione9

buccione10

buccione5

Ricerca di Elisa Medina, fotografie di Elisa Medina e Marco Feo.